Nos Meilleurs Stockhausen

Categories: Strumentale
Comments: 4 Comments
Published on: 4 August 2009

coverEra tempo che qualcuno diffondesse una nuova versione di alcuni brani del ciclo Aus den sieben Tagen, eseguendola indipendentemente dall’autore. In realtà di esecuzioni ce ne sono state, ma poche sono state registrate e diffuse, al di fuori di quelle dirette dallo stesso Stockhausen (oggi ne possiamo vedere alcune grazie a YouTube).

La difficoltà è data dal fatto che i brani che fanno parte di Aus den sieben Tagen, composti nel Maggio 1968, sono definiti dall’autore come “musica intuitiva”, cioè musica prodotta mediante l’intuizione, più che dall’intelletto.

La partitura di ciascuno di essi si compone unicamente di una breve serie di istruzioni comportamentali, spesso di carattere esoterico, che richiedono all’esecutore anche un impegno meditativo non banale, a volte tale da portarlo vicino allo stato del Buddha («…arriva a uno stato di non pensiero…»).

Un esempio è il seguente, che si riferisce a Setz die Segel zur Sonne:

Play a tone for so long
until you hear its individual vibrations

Hold the tone
and listen to the tones of the others
- to all of them together, not to individual ones –
and slowly move your tone
until you arrive at complete harmony
and the whole sound turns to gold
to pure, gently shimmering fire

Qui trovate un commento a questi brani, con tutti i testi che ne costituiscono le partiture e una intervista sulla musica intuitiva con lo stesso Stockhausen.

Ora un gruppo di improvvisatori francesi, noto con il nome di Le Car de Thon, ha eseguito tre brani pubblicati dalla netlabel Insubordinations. Qui vi faccio ascoltare la loro versione di Setz die Segel zur Sonne (att.ne: inizia pianissimo e cresce). L’intero album è scaricabile qui.

  • Le Car de Thon – Setz die Segel zur Sonne
    Esecutori:
    Yannick Barman: trompette
    Brice Catherin: violoncelle et électronique
    Vincent Daoud: saxophone
    Jean Keraudren: spatialisation et effets
    Christian Magnusson: trompette
    Benoît Moreau: clarinette
    Luc Müller: percussions
    Cyril Regamey: percussions
    Jocelyne Rudasigwa: contrebasse
4 Comments
  1. Cesare says:

    Il fatto è che questi brani possono essere tutto e il contrario di tutto. Di fatto non esistono ma il “feticismo” che vi è dietro queste cose e l’autore fa si che siano eseguiti e registrati. Ma l’arte dov’è? Direbbe Ligeti…

  2. erri says:

    Non sono in grado di rispondere a Cesare, ma a me queste forme interessano. La musica, com’era nel passato, ribalta il ruolo del compositore e dell’interprete come è delineato ad esempio da Stravinskji, e diventa il mezzo attraverso il quale l’esecutore “si spoglia” di fronte al pubblico. E questo ritorno all’antico, per me, che pur essendo un esecutore non voglio per questo rinunciare al mio spazio di creatività, è una pratica della musica (e delle relazioni nell’ambito dello spettacolo) assolutamente feconda e preziosa, per quanto sembri anacronistica.
    Ciao, erri

  3. erri says:

    Una domanda alla mia “enciclopedia della musica contemporanea” preferita: cos’è ES? Appartiene anche questo alla musica intuitiva?

  4. Mauro says:

    Sì. ES è uno dei brani che fa parte di Aus den sieben Tagen.
    È proprio quello che dice “arriva a uno stato di non pensiero”:

    Think NOTHING
    Wait until it is absolutely still within you
    When you have attained this
    begin to play

    As soon as you start to think, stop
    and try to retain
    the state of NON-THINKING
    Then continue playing

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