Un Blog di Psicoacustica

Categories: Musica, Scienza
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Published on: 4 October 2006

Sound and Mind, che è un blog di psicoacustica che consiglio a coloro che se ne occupano, ha posto la classica domanda impossibile: “Che cos’è la musica?”
L’idea è stata probabilmente stimolata dal fatto che un recente numero della rivista Cognition è interamente dedicato alla musica, nelle sue varie accezioni.
Il primo che ha osato rispondere ha riportato la definizione ricorsiva di Jean Claude Risset: “musica è ciò che ascoltiamo quando abbiamo voglia di ascoltare musica”.
Il secondo ha dato un’altra bella botta di comportamentismo: “musica è qualsiasi complesso di suoni tale per cui un ascoltatore umano a cui viene chiesto se quella è musica, tende a rispondere sì”.
Il terzo ha cercato di riportare le cose su un piano più oggettivo: “musica è suono ordinato nel tempo”.
Adesso, ormai, siamo arrivati al 15mo e a 4’33″ con: “musica è qualsiasi suono che accade entro un contesto artisticamente definito”, il che è bello, perché significa che un camion che passa durante 4’33″ è musica, mentre fuori no (e nemmeno durante Beethoven).
Il discorso può sembrare inconcludente, ma non è insensato, anzi, è interessante constatare a quale profondità di indagine sulla natura umana si possa arrivare affrontando un tema impossibile.

6 Comments
  1. nicola says:

    la “definizione” di musica che mi piace di più è: rumore organizzato (non ricordo più dove l’ho trovata).
    dove per me il concetto di rumore è tirato al massimo, fino a comprendere il silenzio (vedi la vecchia battuta di schoemberg, che le cose più importanti in musica sono la pausa e la corona).
    chiaro che nella definizione su citata l’accento va posto su “organizzato”, sul fatto che sta a chi produce – o ascolta – un rumore decidere se è musica o no.
    sono abbastanza vecchio da ricordare quando gente tipo i miei genitori sostenevano che gli “urlatori” (il rock non era ancora all’orizzonte, qui da noi) non facevano musica, ma rumore.
    d’altra parte mi è successo moltissime volte di ascoltare il rumore di una fotocopiatrice o di una stampante in funzione e – quasi inavvertitamente – di essermi ritrovato a cantarci sopra parole che si adattavano al ritmo degli infernali marchingegni: non è anche questo far musica?

  2. Lemi says:

    Aggiunta incredibile, almeno per me(ebbene si, sto aprendo ogni traccia che ho per misurarla…).
    We Shall Overcome dall’ultimo di Bruce Springsteen.
    Non propriamente un brano rock.
    Anzi è folk bello e buono.
    Si viaggia su medie alte e i picchi oltre 0dB sono parecchi e ce ne sono almeno 5 già nei primi 50 secondi…
    Non pensavo…

  3. Lemi says:

    ops…sbagliato post.
    Mi riferivo a quello sui decibel.
    Sorry.

  4. federico says:

    Ogni soffio di vento, una vibrazione dell’aria può essere musica. Sta a te ascoltarla.
    Sull’”organizzato” ho qualche perplessità.

  5. nicola says:

    tento di rispondere a federico (chitarrista o jambista?) in merito a “organizzato”.
    partiam dal pezzo che su questo blog è diventato ormai paradigmatico: 4’33”.
    lì il compositore “organizza”, dà statuto di “musica” al silenzio (o meglio, a ciò che non ascolteresti come tale se non venisse ritagliato e isolato rispetto al resto dai gesti – nel caso specifico il gesto di esserci – dell’esecutore).
    d’altra parte, quando dici “Ogni soffio di vento, una vibrazione dell’aria può essere musica. Sta a te ascoltarla.”, quel “sta a te ascoltarla” è per me un principio organizzativo: il vento soffia anche se non lo ascolti, la porta cigola anche se non ci fai caso.
    ma è il farci caso, è la decisione – più o meno conscia – di “ascoltare”, di dare una valenza estetica a ciò che senti (e non di correre a prendere l’olio per ingrassare i cardini) che modifica il dato bruto, lo organizza.

  6. nicola says:

    a proposito di musica e/o rumore: tutto il mondo è paese.

    http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3238,36-820819@51-820908,0.html

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